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Cosa si nasconde in una scatoletta di tonno, What is hidden in a can of tuna

Cosa si nasconde in una scatoletta di tonno?

Cosa si nasconde in una scatoletta di tonno?

Sintetizzo qui un bellissimo rapporto di Greenpeace (rapporto completo è scaricabile qui) sulla poca trasparenza delle etichette di tonno in scatola e in vasetti venduto in Italia, che mette in luce come alcune pratiche illegali di pesca, stiano mettendo a rischio molte specie di tonno e di altri mammiferi marini. In Italia sono ancora troppo pochi i produttori di tonno in scatola che hanno deciso di adottare precisi principi di sostenibilità, senza contare che un marchio 100% sostenibile ancora non esiste. Nel novembre 2010 Greenpeace ha pubblicato i risultati di un test genetico condotto su 165 scatolette di tonno provenienti da vari Paesi, tra cui l’Italia, svelando come a fronte di un’etichetta del tutto generica (“ingredienti: tonno”) il consumatore poteva acquistare scatolette di uno stesso prodotto contenenti specie diverse di tonno a seconda del lotto e, a volte, addirittura specie diverse di tonno mescolate insieme. Tra le cause vi è certamente l’utilizzo di metodi di pesca distruttivi, come la pesca a circuizione con “sistemi di aggregazione per pesci” (FAD) che, catturando esemplari giovani, porta a confondere tonni di specie diverse, praticamente indistinguibili soprattutto dopo il congelamento e altri trattamenti a bordo del peschereccio. I FAD sono oggetti galleggianti utilizzati per “concentrare” i tonni, che sono quindi facilmente pescati con ampie reti conosciute come reti a circuizione (purse seine). I FAD possono variare da semplici piattaforme di legno a complicati oggetti galleggianti dotati di un segnalatore satellitare e di un sonar per controllare la quantità di tonno concentrata sotto di essi. Il problema è che i FAD non attirano solo i tonni: per ogni 10 chilogrammi di tonni catturati si pesca un chilogrammo di altri animali “indesiderati” (catture “accessorie” o bycatch) tra cui esemplari giovanili di tonno, squali, mante – a volte tartarughe e delfini – e un’ampia varietà di altre specie. Tra gli squali catturati numerose sono le specie a rischio, come lo squalo pinna bianca e lo squalo balena. La pesca con reti a circuizione su FAD è una delle cause principali del sovra sfruttamento degli stock di tonno pinna gialla e tonno obeso, dovuto alla cattura di enormi quantità di esemplari giovani. Considerato il grande valore commerciale di queste specie, ucciderne esemplari immaturi non è solo un atto distruttivo da un punto di vista ambientale, ma una dimostrazione della vista corta del settore.

La maggior parte dei prodotti presenti sul mercato italiano non fornisce alcuna garanzia né sul tipo di tonno che portiamo in tavola né sulla sostenibilità dei metodi di pesca. I dati di questo nuovo rapporto sono stati raccolti tramite un monitoraggio condotto tra settembre e ottobre 2011 dai volontari di Greenpeace in 173 punti vendita in tutta Italia su oltre duemila scatolette. Quando un consumatore mette nel carrello della spesa una scatoletta di tonno non sa davvero cosa compra. Il nostro monitoraggio rivela che in etichetta continuano a esserci ben poche informazioni. Cosa (non) troviamo quando andiamo al supermercato?

  • nel 52% delle scatolette analizzate non viene indicata la specie di tonno e l’unica informazione fornita è un generico “ingredienti: tonno”. Quando la specie è riportata in etichetta viene prevalentemente indicata con il nome comune, mentre il nome scientifico viene usato solo nel 12% dei casi. Quando indicata, la specie è nella maggior parte dei casi tonno pinna gialla, messa in evidenza sul cartone della confezione quasi fosse un marchio di qualità (in realtà la famosa qualità “pinne gialle” pur avendo carni di discreta qualità non rientra tra le migliori, mentre il più pregiato è il Thunnus thynnus), ma poche volte indicata negli ingredienti, come richiederebbe una vera etichettatura trasparente;
  • pochi ci dicono da dove arriva: nel 93% delle scatolette non vi è alcuna indicazione dell’area di pesca. Solo AsdoMar, Donzela, Coop e in parte Mareblu indicano chiaramente da che oceano arriva il proprio tonno;
  • quasi nessuno specifica come il tonno è stato pescato: il metodo di pesca è presente solo sul 3% delle scatolette, per lo più le nuove confezioni del marchio AsdoMar;
  • nessuno indica quando il tonno è stato pescato (data di cattura);
  • il nome della compagnia che ha inscatolato il tonno è presente nel 39% dei casi e il Paese dove la lavorazione è avvenuta nel 59%. Tale informazione è chiara quando il prodotto è inscatolato
    in Italia, ma molto spesso manca quando il prodotto viene inscatolato in altri Paesi. È importante che sia sempre presente per non trarre in inganno il consumatore, che trovando solo il nome del distributore italiano potrebbe pensare che il prodotto arrivi dal nostro Paese.

Anche se non vi è un obbligo di legge, in altri Paesi europei le aziende, e soprattutto le più importanti catene di supermercati, hanno iniziato a rendere disponibili tali informazioni sulle proprie scatolette. È
spontaneo chiedersi perché i principali marchi del nostro mercato (tra i maggiori al mondo) non lo stiano ancora facendo. Cosa hanno da nascondere? Tracciabilità, scelte sostenibili e trasparenza sono strettamente legate tra loro. La tracciabilità dei prodotti è il primo passo per un’azienda per sapere da dove arriva il proprio tonno (e come è stato pescato) e quindi per poter scegliere quale comprare. Il secondo è quello di adottare politiche di acquisto che la impegnano a utilizzare solo tonno pescato in maniera sostenibile. Una volta fatta questa scelta siamo sicuri che l’azienda avrà tutto da guadagnare nel comunicare tali informazioni ai propri clienti, senza dover più nascondere nulla. Per esempio di rado si può trovare l’indicazione “lavorato fresco”, significa che il tonno è stato pescato, cotto e lavorato all’istante, mentre solitamente viene congelato e lavorato dopo lo sbarco in un secondo momento.Infondo è anche una strategia di marketing quella di certificare la qualità del tonno, la provenienza e il metodo di pesca. Sono pratiche per ora volontarie (a meno che con gli atti che seguiranno il nuovo Regolamento UE 1169 non richiedano la tracciabilità all’origine anche per i prodotti trasformati come le conserve di tonno).

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