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Aspartame: dolcificante cancerogeno? No, forse si, vediamo!

In Danimarca secondo una ricerca condotta su circa 60.000 donne incinte, il consumo giornaliero di una bevanda gassata contenente un edulcorante aumenta del 27% il rischio di parto prematuro; in Italia secondo la ricerca condotta dall’Istituto Ramazzini, nei topi maschi che hanno assunto il dolcificante, il rischio di cancro aumenta del 18% nel gruppo ad alta dose. L’aspartame è il principale incriminato. Che cos’è L’aspartame? E’ un dolcificante artificiale composto da acido aspartico (40%), fenilalanina (50%) e metanolo (10%). Autorizzato a livello europeo, è un additivo alimentare classificato come E951. Ha la stessa quantità di calorie dello zucchero, ma il suo potere dolcificante è duecento volte superiore. Utile quindi a dolcificare cibi e bevande, con piccole quantità; utile a chi soffre di diabete o vuole ridurre le calorie. L’aspartame è l’edulcorante più utilizzato al mondo, si trova in circa 6.000 prodotti, dalle caramelle ai dolci, dalla gomma da masticare alle bevande “light”, e secondo le ultime stime, lo utilizzano almeno 200 milioni di persone. Negli Usa la Food and Drug Administration ne ha autorizzato nel 1974 l’impiego per le bevande e nel 1983 in tutti gli alimenti. In Europa l’utilizzo dell’aspartame è regolamentato dal 1994. (Fonte: Europass)

L’Istituto Ramazzini da anni accusa l’aspartame di provocare linfomi e leucemia

L’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) ha già eseguito una valutazione scientifica su due studi: uno studio sulla cancerogenicità nei topi (Soffritti et al., 2010) e uno studio prospettico sull’associazione tra l’assunzione di bevande analcoliche dolcificate artificialmente e il parto pretermine (Halldorsson et al., 2010). Lo studio di Soffritti et al. (2010) dell’Istituto Ramazzini è uno studio a lungo termine sulla cancerogenicità nei topi con esposizione al dolcificante artificiale aspartame. Gli autori hanno concluso che, in base ai loro risultati, l’aspartame induce il cancro nel fegato e nei polmoni di topi maschi. L’EFSA ha valutato questo studio di cancerogenicità e ha concluso che, sulla base delle informazioni disponibili nella pubblicazione, la validità dello studio e il suo approccio statistico non possono essere valutati e che i suoi risultati non possono essere interpretati. Inoltre, data la mancanza di rilevanza per la valutazione del rischio umano di questo tipo di tumori, EFSA ha concluso che i risultati presentati in Soffritti et al. (2010) non forniscono una base sufficiente per riconsiderare le precedenti valutazioni sull’aspartame da parte dell’EFSA. Halldorsson et al. (2010) ha indagato il fenomeno del parto pretermine in una popolazione di 59.334 donne in gravidanza. Gli autori hanno concluso che i loro risultati mostrano un’associazione tra l’assunzione di bibite analcoliche dolcificate artificialmente e il parto pretermine nelle donne. L’EFSA ha valutato questo studio e ha concluso che non vi sono prove disponibili a sostegno di una relazione causale tra il consumo di bevande analcoliche dolcificate artificialmente e il parto pretermine; ammette inoltre che ulteriori studi siano necessari a respingere o confermare una associazione. Intanto però, l’EFSA ha disposto un review di tutte le valutazioni scientifiche riguardanti l’aspartame e gli altri dolcificanti usati come additivi alimentari autorizzati nell’Unione europea. (Fonte: European Food Safety Authority, 2011) La nota trasmissione televisiva REPORT ha proprio ieri trattato l’argomento: in esclusiva ha dato in anteprima una news da parte dell’Istituto Ramazzini che, con uno studio che verrà reso noto prossimamente, mette in discussione anche altri edulcoranti, in particolare il Sucralosio.

Ricapitolando: negli USA si utilizza l’aspartame tranquillamente dal 1974, in Europa dal 1994; nel frattempo diversi studi scientifici hanno segnalato un allarme per la salute (parti prematuri e linfomi e leucemie) su questi composti artificiali. La FDA e l’EFSA continuano a dire che tali studi non dimostrano una chiara relazione di causa-effetto, però….intanto dispone che siano revisionati tutti gli studi e le sperimentazioni finora eseguite. Ma se da 30 anni ci fanno mangiare e bere tranquillamente l’aspartame, allora perchè la legge comunitaria obbliga i produttori di alimenti che contengono aspartame, a inserire in etichetta la seguente dicitura? “L’etichetta riporta la dicitura «contiene aspartame (una fonte di fenilalanina)» quando l’aspartame/sale di aspartame-acesulfame figura nell’elenco degli ingredienti soltanto mediante riferimento al numero E. L’etichetta riporta la dicitura «contiene una fonte di fenilalanina» quando l’aspartame/sale di aspartame-acesulfame figura nell’elenco degli ingredienti nella sua denominazione specifica”. Già avete capito bene, se non ci credete, date un’occhiata al Regolamento Europeo sull’Etichettatura a pag.44. Magari tra 2 o 3 ani, quando avranno revisionato tutti gli studi, ci diranno che effettivamente l’aspartame è un additivo pericoloso? E voi, avete mai fatto caso a quante volte trovate l’aspartame e altri dolcificanti nelle etichette di cibi e bevande?

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  • Gloria

    Dall’alto della mia ignoranza direi che il Regolamento impone di specificare la presenza dell’aspartame tra gli ingredienti perchè, essendo effettivamente una fonte di fenilalanina, tale prodotto dovrebbe essere consumato con estrema moderazione da chi soffre di fenilchetonuria. E non perchè abbiano la certezza del suo potere cancerogeno.
    Poi ognuno si può fare la sua opinione, certo.

  • scienziatodelcibo

    chiariamo: il riferimento alle indicazioni del Regolamento UE sono certo provocatorie, ma nulla hanno a che vedere con la “possibile” cancerogenicità dell’aspartame. Era per sottolineare l’assurdità di autorizzare un ingrediente artificiale che ha delle conseguenze abbastanza gravi, anche se su casi non diffusi, quando in alternativa ci sono sicuramente tanti altri modi per ridurre la glicemia negli alimenti e nell’alimentazione. Magari l’approfondiremo in altri post

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